Come una passeggiata insperata può fare la differenza dopo
11 ore 11 passate dentro un ufficio a fare mille cose e a stare dietro a troppe
persone perchè tutto sia pronto per la raccolta dati di domani...
Io dopo lunghi minuti di confusione a causa dell’ammontare di metallo luccicante e ammiccante intorno a me, sotto forme etniche che mi conquistano completamente, identifico un anello che mi piace troppo...in realtà non è una forma nuova, visto che è un tipico anello etiope (che secondo la mia collega si chiama “katosha”), come ne avevo visti (ma in argento) anche qualche tempo fa all’aeroporto di Addis...ho chiesto il prezzo, mi hanno risposto dicendomi i grammi, come se dovesse essere ovvio il prezzo, a quel punto...perchè pare che in questi negozi e anche nei più scalcagnati banchetti lungo la stradina, i prezzi sono quelli dei mercati internazionali per oro e argento...così il costo dell’anello che mi piace ammonta a quasi 2.900 SDG...!!! una cifra che non immaginavo nemmeno che avrei mai visto tutta insieme in questo paese...soprattutto considerando che il taglio più grande di banconota vista finora è di 50 SDG...Quindi, 2.900 SDG sono quasi 500 dollari, o più di 400 Euro!!!!!!! Un anello, figurarsi quei braccialoni...
Esco dall’ufficio con una collega che si è trattenuta
stranamente tanto a lungo quanto me. Ci avviamo insieme verso il mio albergo e
a un certo punto mi dice che avrebbe voglia di fare un salto ai negozi d’oro e
mi chiede se ho voglia di andare con lei. Sono distrutta, ma figurarsi se mi
faccio scappare l’occasione di fare qualcosa di nuovo come partire, al fresco
della sera, alla scoperta dei gioielli locali!
E ho anche quasi sperimentato una delle mie passioni: il
viaggio con i mezzi di trasporto pubblici! Qui a Kassala sono dei pulmini più
grandi dei matatu kenioti o degli chapas mozambicani e stasera non sembravano
troppo affollati, come capita nelle ore di punta di altre città. Abbiamo
mancato il primo che ci è passato davanti, e poi ci ha intercettato un tassista
compagno di università della mia collega e ci ha dato gentilmente un
passaggio... L
Siamo scese in una viuzza del suq tutta punteggiata di
negozi d’oro...un ammontare stupefacente di gioielli d’oro esposti in vetrina e
sugli scaffali interni dei piccoli negozi...continuo a chiedere alla mia
collega come sia possibile che ci sia abbastanza gente in grado di comprare
questa roba perchè tutti questi negozi abbiano ragione di esistere...lei mi
spiega che molti dei gioielli, tipo i bracciali più grossi, sono tipicamente
Rashaida, ovvero tipici della tribù le cui donne più possono permettersi di
comprare oro, visto che gli uomini sono tipicamente e pesantemente coinvolti in
tutto ciò che è contrabbando di merci, traffico di esseri umani et
similia...almeno a quanto mi dicono i miei colleghi. Ed effettivamente l’oro è
anche un modo pratico per risparmiare/investire (mediamente più pratico delle
banconote o di un branco di animali...), e ci sono dei braccialetti, spesso con
medagliette a forma di monete, che in arabo vengono chiamati proprio tipo ‘cash
saver’ o qualcosa del genere...
La mia collega mi porta in un paio di negozi che conosce
bene...nel primo ci sono due donne Rashaida che si rigirano tra le mani dei
braccialoni d’oro. Nel giro di qualche minuto sono accovacciate a terra,
immagino in una posizione a loro più consona per scegliere tra l’incredibile
varietà di pezzi, tutti altrettanto attraenti, almeno ai miei occhi...tra l’altro
la più giovane ha anche un bambino in braccio, e riconosco la posizione che
assume per averla vista tante volte lungo la strada tra Kassala e Girba, dove
donne e uomini Rashaida aspettano sui cigli un mezzo di trasporto...
Io dopo lunghi minuti di confusione a causa dell’ammontare di metallo luccicante e ammiccante intorno a me, sotto forme etniche che mi conquistano completamente, identifico un anello che mi piace troppo...in realtà non è una forma nuova, visto che è un tipico anello etiope (che secondo la mia collega si chiama “katosha”), come ne avevo visti (ma in argento) anche qualche tempo fa all’aeroporto di Addis...ho chiesto il prezzo, mi hanno risposto dicendomi i grammi, come se dovesse essere ovvio il prezzo, a quel punto...perchè pare che in questi negozi e anche nei più scalcagnati banchetti lungo la stradina, i prezzi sono quelli dei mercati internazionali per oro e argento...così il costo dell’anello che mi piace ammonta a quasi 2.900 SDG...!!! una cifra che non immaginavo nemmeno che avrei mai visto tutta insieme in questo paese...soprattutto considerando che il taglio più grande di banconota vista finora è di 50 SDG...Quindi, 2.900 SDG sono quasi 500 dollari, o più di 400 Euro!!!!!!! Un anello, figurarsi quei braccialoni...
(i "katosha" sono il secondo in basso da sinistra e il terzo da sinistra della fila successiva)
Prima di entrare a curiosare in un altro negozio che la mia
collega conosce e in cui lei acquista un anellino d’argento pare made in Italy,
ci fermiamo al banchetto di un simpatico signore che vende anticaglie...ha
degli anelli interessanti, un paio in particolare...prenderli entrambi mi
sembra eccessivo, ma decido di regalarmene uno, perchè è troppo simpatico!!!
Terminato con gli acquisti, la mia collega si premura di
trovare un modo perchè torni in albergo sana e salva – perchè qui l’ospitalità
è davvero sacra! -, verso la direzione opposta alla sua...abbandoniamo l’idea
taxi perchè pare che le chiedano troppo, lei propone i mezzi pubblici e io –
figurarsi – se sono troppo entusiasta! Mi assicura che spiegherà a chi di
dovere dove farmi scendere e si preoccupa di cosa ne penso di fare due passi a
piedi attraverso il suq (pieno soprattutto di cineserie, sic..) per arrivare
alla stazione dei bus...non lo sa ma non potrebbe farmi più felice di così!
Passeggiata attraverso il mercato (molto ordinato e non soffocante...non
pensavo...forse perchè è sera...o forse non è tutto così...) e poi mini bus! Ma
ecco che ti incontriamo un collega dell’ufficio in moto! Non mi sembra
vero...immediatamente propongo a entrambi che lui potrebbe darmi un
passaggio...e quindi torno a casa in bilico su un sedile troppo corto per il
mio popò, ma troppo felice di attraversare la città con il vento sulla
faccia...
Andando un attimo fuori tema, tornata in albergo e facendo
un po’ di zapping, trovo su Medi1TV un servizio su una cantante, poetessa,
compositrice, attivista tamazight, Fatima Tabaamrant...il link con il Sudan è
che spesso lei e altre donne che compaiono nel servizio sono vestite
esattamente come le donne di qui spesso vestono (che a loro volta ricordano già
così tanto quelle indiane che con il sari si coprono anche la testa)...ma i tamazight
sono principalmente in Marocco e paesi limitrofi...davvero questo Sudan
confonde...
