...tutto è iniziato dal racconto, durante il "fatur" (colazione), della serata trascorsa ieri al fiume (a secco...). Si è iniziato a parlare di come quelli che stanno a Port Sudan sfottono quelli di Kassala che passano le serate su una spiaggia senza acqua...e di come la gente di Kassala ricordi a quelli di Port Sudan che durante i mesi di calura insopportabile non possono fare altro che riparare proprio a Kassala...
Pare che quando l'acqua scorre torbida e potente nel letto del Gash, solo gli Hausa osino nuotare...e tra i miei colleghi le versioni divergono: c'è chi dice che ogni anno qualcuno ci lascia la pelle, e chi sostiene che mai nessuno ci è molto grazie a dei potenti "hijab" che conoscono...Ora, hijab è fondamentalmente il velo che le donne usano per coprirsi, ma la stessa parola è usata in sraccenso metaforico, nel suo significato di "protezione"...il tutto è troppo affascinante, ma alcuni colleghi sembrano crederci davvero e giurano di aver visto gente sparata che non moriva, o che durante una certa battaglia tra le forze governative e l'SPLM questi ultimi non morivano; altri colleghi ricordano come un buon musulmano non dovrebbe credere a queste cose...
L'hijab ricorda così tanto i gris-gris senegalesi...spesso sono delle parole del corano, avvolte in un pezzo di pelle, legate al braccio, ai piedi dei bambini...possono essere fatti per essere protetti dai bombardamenti, dai morsi dei serpenti, dagli scorpioni...
Il fatur è un momento molto bello...ci si ritrova verso le 11 nella sala riunioni con tutti i colleghi e si fa colazione insieme...per me è sempre un bel momento per scoprire qualcosa di nuovo, per essere aggiornata sulle news locali e nazionali che non trovano spazio sulla stampa internazionale...
E ora bisogna rimettersi al lavoro! Forse è la prima volta che, in terra straniera durante le feste comandate, sono al lavoro...Il natale passato ero a Tamarà (Guinea) a ballare, qualche anno fa ero in viaggio in treno con dei compagni indiani mentre attraversavamo il paese da nord a sud in circa 36 ore...Oggi, al chiodo, mi tocca!
Pare che quando l'acqua scorre torbida e potente nel letto del Gash, solo gli Hausa osino nuotare...e tra i miei colleghi le versioni divergono: c'è chi dice che ogni anno qualcuno ci lascia la pelle, e chi sostiene che mai nessuno ci è molto grazie a dei potenti "hijab" che conoscono...Ora, hijab è fondamentalmente il velo che le donne usano per coprirsi, ma la stessa parola è usata in sraccenso metaforico, nel suo significato di "protezione"...il tutto è troppo affascinante, ma alcuni colleghi sembrano crederci davvero e giurano di aver visto gente sparata che non moriva, o che durante una certa battaglia tra le forze governative e l'SPLM questi ultimi non morivano; altri colleghi ricordano come un buon musulmano non dovrebbe credere a queste cose...
L'hijab ricorda così tanto i gris-gris senegalesi...spesso sono delle parole del corano, avvolte in un pezzo di pelle, legate al braccio, ai piedi dei bambini...possono essere fatti per essere protetti dai bombardamenti, dai morsi dei serpenti, dagli scorpioni...
Il fatur è un momento molto bello...ci si ritrova verso le 11 nella sala riunioni con tutti i colleghi e si fa colazione insieme...per me è sempre un bel momento per scoprire qualcosa di nuovo, per essere aggiornata sulle news locali e nazionali che non trovano spazio sulla stampa internazionale...
E ora bisogna rimettersi al lavoro! Forse è la prima volta che, in terra straniera durante le feste comandate, sono al lavoro...Il natale passato ero a Tamarà (Guinea) a ballare, qualche anno fa ero in viaggio in treno con dei compagni indiani mentre attraversavamo il paese da nord a sud in circa 36 ore...Oggi, al chiodo, mi tocca!
[today's fatur (breakfast)]
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