Come ho fatto a dimenticarmi, ieri, di scrivere di due
presenze pittoresche lungo le strade di Khartoum? E’ la prima domanda che mi
sono fatta stamattina appena ci siamo avviati in macchina verso l’ufficio.
Subito abbiamo superato un carretto trainato da un asinello, e appena ci siamo
immessi nella spaziosa arteria, ecco apparire i motorickshaw modello indiano
(per me); due attori su queste strade perfette che sembrano essere lì proprio
per tenere insieme mondi diversi paralleli...
Stamattina è più presto di ieri, e effettivamente in giro
non ci sono solo i damas ma anche
altri pulmini di taglie diverse. Quelli gialli devono essere scolastici.
Comunqe tutti vuoti. Devono aver depositato i passeggeri e basta.
Effettivamente questa parte di città non mi sembra di pulsare di vita dalla
mattina alla sera, come quelle città africane sempre animate, piene di donne
colorate attive in vari business...Proprio mentre mi dico che qui un ingorgo
non sanno cosa sia, eccone uno! Ma dura niente davvero...
Poi, interessante confronto con la responsabile di emergenza
e ricostruzione dell’ufficio, sul progetto. E poi via al security briefing! Che
situazione surreale...questo tipo che mi legge delle slides dal computer e il
tutto che aggiunge davvero pochissimo a quello che so già. Se penso che la mia
sicurezza potrebbe dipendere da questo burocrate con le mani da damerino mi
sento male, e mi chiedo cosa sia peggio tra questo e la scorta armata che ci
era imposta in Somaliland e in Puntland...Comnque, la mezz’ora più inutile da
quando sono qui! La triste conferma che il questo paese non si possono fare
foto senza un permesso – e domani vedrò se posso farlo... – e la cosa più
divertente di tutte sono le raccomandazioni circa il dressing code: dressing must be modest, o qualcosa del genere.
Subito mi dico che è diretto alle donne senza essere specificato, poi mi dico
che essere avvolte da metri di stoffa a fiori deve essere considerato modesto
dagli uomini illuminati di questi paesi che vigilano su come le donne sono
vestite. Mentre io devo ammettere di aver sempre mal valutato i miei costumi
che consideravo alquanto morigerati: le sole magliette a maniche lunghe (le
mezze maniche sono praticamenti assenti dal mio guardaroba, si va direttamente
alle canotte) adatte a questo clima sono decisamente troppo scollate per gli
standard locali, per cui sono costretta a metterci sù una sciarpetta pudicaente
coprente...
Uno dei punti più stressati da tutti i security trainings e briefings è: evitare assembramenti e
manifestazioni. Esco dall’edificio in cerca dell’autista e cosa ti trovo?!
Disposti sull’altro lato della strada stretta, manifestanti con vari cartelli,
soprattutto uomini in tuniche chiare, ma anche qualche donna e qualche giovane.
Sui pochi cartelli non in arabo c’era qualche richiesta di qualche tipo alla
Nazioni Unite perchè risolvano qualcosa legato alla seconda guerra del
golfo...ma non ho capito cosa, e l’autista non ha saputo aiutarmi...
Rientrando in ufficio – per prendere il passaporto per
andare in banca e poi riportarlo di corsa perchè il logista mi deve registrare
alla polizia...mamma mia, non si finisce mai! – mi concentro sulla popolazione
al lavoro lungo la grande strada a tante corsie: giovani che vendono giornali,
schede telefoniche, ragazzini che vendono soprattutto fazzoletti tra le
macchine ferme ai semafori. Stamattina a un certo punto sono sfrecciati sulla
strada tre ragazzini nerissimi, sub-sahariani, proprio, invece quelli che vendono i fazzoletti sono
più chiari. Immagino che ci sia un qualche tipo di segmentazione del mercato
del lavoro (imprenditorialato?) informale...Ci sono anche dei mendicanti qua e
là, anche lungo le strade più piccole: handicappati, vecchi, qualche giovane
donna con bambini, un paio di bambine nerissime...
Tra le 11 e le 11.30 ci si può prendere una pausa, in
ufficio. Per la colazione. Si perchè qui al mattino prima di ucire di casa si
prende solo un tè. Alla tardiva colazione segue un pranzo verso le quattro e la
cena può essere anche alle dieci di sera; una cosa leggera, però, spesso lo
stesso cibo che si mangia a colazione. E qui a colazione si mangia un pasto
conosciuto ad Asmara: il full, a base di fave e accompagnato da una serie di
cose sminuzzate quali cipolle, pomodori, peperoni/ncini e varie spezie, e per
cui no servono le posate perchè si mangia con il pane. Il mio informatore mi
spiega che c’è una signora fuori che lo vende. Ormai oggi mi sono fatta
sfuggire l’occasione, ma domani sarebbe il caso, se non parto, di provare,
insh’allah.
Nel pomeriggio altra conversazione molto interessante con il
capo pro tempo. Mi piace la sua visione. E’ un peccato che loro due non abbiano
avuto nessuna influenza sulla piega presa dal progetto; pare che ci siano state
varie visite dalla sede centrale, però...mah, speriamo bene con questa
missione, visto che la foto qui si complica...
Verso le 17 direi che ci avviamo verso la fine dell’ora di
punta. C’è più movimento in giro, decisamente, ma niente di che...In alcuni
punti strategici lungo le strade ci sono delle persone ad aspettare i mezzi di
trasporto che immagino li porteranno a casa. Vedo varie donne impegnate a
quelle che sembrano negoziazioni con o indicazioni ai guidatori di
motorickshaw, sempre rigorosamente velate. Mi dico ‘però, guarda un po’...’.
Poi però noto anche che le donne ad aspettare i pulmini o sui pulmini sono
pochissime, per cui sembrerebbe che la mobilità delle donne in questa città in
modo più evidente che altrove – forse – è determinata dalle possibilità
economiche, dalla classe sociale di appartenenza. Il fatto che tante guidino,
rispetto ad altri paesi africani, immagino dipenda dalla presenza, in questo
paese, di una classe media più ampia. Comunque, tante di queste damas mi passano vuote, e quando
comincio quasi a rassegnarmi all’evidenza che qui la gente non deve accalcarsi
nei mini bus per tornare a casa (ho ancora in mente le scene di Conakry,
specialmente la fuga serale da Madina...) ma riesce a viaggiare in modo un po’
più confortevole, ecco che superiamo un pulmino piuttosto pieno in cui mi
colpisce un ragazzo che mi sembra abbia le ginicchia in bocca, accozzato tipo
sopra le spalle di due giovani donne velate...ecco che quando l’economia detta
le sue leggi, non c’è religione che tenga! (esagero? Mi sa che qualsiasi
studioso di religioni mi sputerebbe in un occhio...). Stasera sembra che ci
siano anche dei poliziotti che ogni tanto fermano qualcuno per qualche
controllo...
A un certo punto non riesco a credere a quello che vedo!
Numerose piccole squadre di uomini in tutona arancione con tanto di strisce
gialle fosforescenti di ordinanza, con macherine o fazzoletti a coprire nasi e
bocche, intenti a fare mucchietti di terra sabbiosa lungo il ciglio di questa
larga strada divisa in tre da sparti traffico per un totale di sei corsie lungo
le quali il traffico continua a scrorrere indifferente e fluido. Altri colleghi
passano a raccogliere i mucchietti con delle pale e provvedono a raccoglierla
in delle cariole. Per fortuna che ci ripassiamo una seconda volta sù questa
strada, così da poter cogliere tutta l’incredibilità della situazione...perchè
a un certo punto mi sembra di vedere un tipo-non-in-arancione tipo livellare
uno spicchio di supericie tra la strada e ul prato che la contorna, spicchio
troppo grande per essere del tutto liberato dalla antiestetica terra...Mi
sembra ci siano altri uomini ‘in borghese’ a supervisionare i gruppi di lavoro.
Mi rendo conto anche che la strada è quella che costeggia l’aeroporto fino al
Center for Aviation, prima di giranci intorno...e a quel punto un’altra cosa
incredibile: il praticello inglese tra la strada e la rete dell’aeroporto è in
corso di irrigazione con quei sistemi che girano che a me fanno tanto villetta
al mare...Certo, non ci voleva un genio a capire che con questa secchezza ci
doveva essere un barbatrucco da qualche parte, ma chi ci pensava! Più avanti,
all’asciutto ma a occhio e croce a rischio innaffiamento, delle figure si
stagliano contro la siepe davanti alla rete: qualcuno legge appiccicato
all’ombra degli arbusti, qualche giovane coppia a chiacchierare...mi sembra una
bella cosa, approfittare di quel po’ di erba e ombra...
Inizio a capire un po’ il funzionamento dell’ufficio, per cui
oggi approfitto dell’auto di servizio delle 17 che fa il giro per accompagnare
a casa altri colleghi. C’è una miss simpatia (una expat, europa non
mediterranea, direi...) che ha molta fretta di arrivare da qualche parte, per
cui mi offro di essere depositata per ultima, così vedo qualche altro angolo di
questa città! Ci addentriamo, direi, dentro quartieri più residenziali e le
strade asfaltate principali vengono abbandonate per strade in terra battuta,
più o meno accidentate (di nuovo, molto molto meno di tante altre viste),
spunta un gruppetto di bambini scalzi che forse stavano giocando a
calcio...tutto comunque molto ordinato e pulito (sempre zone in cui vivono
funzionarie ONU, in fondo...)
Ritornando alle donne e alle restrizioni cui sono
assoggettate qui, attirano la mia attenzione donne, sole o in compagnia, sedute
immagino in punti strategici lungo le strade, con delle teiere e forse altre
masserizie in vendita; la maggior parte direi di mezza età. In una società che
sembra restringere molto la presenza in luoghi pubblici delle donne,
probabilmente queste sono quelle che in qualche modo hanno bisogno pure di
sopravvivere...
20.10, inizia il canto dei muezin...stasera, per
l’occasione, accompagnato da un aereo, chissà se in partenza o in arrivo...? direi
in partenza, si è allontanato...mi godo questo momento sulla terrazza deserta,
in compagnia solo del giovane cuoco intento a preparare un pasto solo per
me...buona notte, mondo...
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