Saturday, March 30, 2013

2. Khartoum, giorno 2 – 11.03.2012

Come ho fatto a dimenticarmi, ieri, di scrivere di due presenze pittoresche lungo le strade di Khartoum? E’ la prima domanda che mi sono fatta stamattina appena ci siamo avviati in macchina verso l’ufficio. Subito abbiamo superato un carretto trainato da un asinello, e appena ci siamo immessi nella spaziosa arteria, ecco apparire i motorickshaw modello indiano (per me); due attori su queste strade perfette che sembrano essere lì proprio per tenere insieme mondi diversi paralleli...

Stamattina è più presto di ieri, e effettivamente in giro non ci sono solo i damas ma anche altri pulmini di taglie diverse. Quelli gialli devono essere scolastici. Comunqe tutti vuoti. Devono aver depositato i passeggeri e basta. Effettivamente questa parte di città non mi sembra di pulsare di vita dalla mattina alla sera, come quelle città africane sempre animate, piene di donne colorate attive in vari business...Proprio mentre mi dico che qui un ingorgo non sanno cosa sia, eccone uno! Ma dura niente davvero...

Poi, interessante confronto con la responsabile di emergenza e ricostruzione dell’ufficio, sul progetto. E poi via al security briefing! Che situazione surreale...questo tipo che mi legge delle slides dal computer e il tutto che aggiunge davvero pochissimo a quello che so già. Se penso che la mia sicurezza potrebbe dipendere da questo burocrate con le mani da damerino mi sento male, e mi chiedo cosa sia peggio tra questo e la scorta armata che ci era imposta in Somaliland e in Puntland...Comnque, la mezz’ora più inutile da quando sono qui! La triste conferma che il questo paese non si possono fare foto senza un permesso – e domani vedrò se posso farlo... – e la cosa più divertente di tutte sono le raccomandazioni circa il dressing code: dressing must be modest, o qualcosa del genere. Subito mi dico che è diretto alle donne senza essere specificato, poi mi dico che essere avvolte da metri di stoffa a fiori deve essere considerato modesto dagli uomini illuminati di questi paesi che vigilano su come le donne sono vestite. Mentre io devo ammettere di aver sempre mal valutato i miei costumi che consideravo alquanto morigerati: le sole magliette a maniche lunghe (le mezze maniche sono praticamenti assenti dal mio guardaroba, si va direttamente alle canotte) adatte a questo clima sono decisamente troppo scollate per gli standard locali, per cui sono costretta a metterci sù una sciarpetta pudicaente coprente...

Uno dei punti più stressati da tutti i security trainings e briefings è: evitare assembramenti e manifestazioni. Esco dall’edificio in cerca dell’autista e cosa ti trovo?! Disposti sull’altro lato della strada stretta, manifestanti con vari cartelli, soprattutto uomini in tuniche chiare, ma anche qualche donna e qualche giovane. Sui pochi cartelli non in arabo c’era qualche richiesta di qualche tipo alla Nazioni Unite perchè risolvano qualcosa legato alla seconda guerra del golfo...ma non ho capito cosa, e l’autista non ha saputo aiutarmi...

Rientrando in ufficio – per prendere il passaporto per andare in banca e poi riportarlo di corsa perchè il logista mi deve registrare alla polizia...mamma mia, non si finisce mai! – mi concentro sulla popolazione al lavoro lungo la grande strada a tante corsie: giovani che vendono giornali, schede telefoniche, ragazzini che vendono soprattutto fazzoletti tra le macchine ferme ai semafori. Stamattina a un certo punto sono sfrecciati sulla strada tre ragazzini nerissimi, sub-sahariani, proprio,  invece quelli che vendono i fazzoletti sono più chiari. Immagino che ci sia un qualche tipo di segmentazione del mercato del lavoro (imprenditorialato?) informale...Ci sono anche dei mendicanti qua e là, anche lungo le strade più piccole: handicappati, vecchi, qualche giovane donna con bambini, un paio di bambine nerissime...

Tra le 11 e le 11.30 ci si può prendere una pausa, in ufficio. Per la colazione. Si perchè qui al mattino prima di ucire di casa si prende solo un tè. Alla tardiva colazione segue un pranzo verso le quattro e la cena può essere anche alle dieci di sera; una cosa leggera, però, spesso lo stesso cibo che si mangia a colazione. E qui a colazione si mangia un pasto conosciuto ad Asmara: il full, a base di fave e accompagnato da una serie di cose sminuzzate quali cipolle, pomodori, peperoni/ncini e varie spezie, e per cui no servono le posate perchè si mangia con il pane. Il mio informatore mi spiega che c’è una signora fuori che lo vende. Ormai oggi mi sono fatta sfuggire l’occasione, ma domani sarebbe il caso, se non parto, di provare, insh’allah.

Nel pomeriggio altra conversazione molto interessante con il capo pro tempo. Mi piace la sua visione. E’ un peccato che loro due non abbiano avuto nessuna influenza sulla piega presa dal progetto; pare che ci siano state varie visite dalla sede centrale, però...mah, speriamo bene con questa missione, visto che la foto qui si complica...

Verso le 17 direi che ci avviamo verso la fine dell’ora di punta. C’è più movimento in giro, decisamente, ma niente di che...In alcuni punti strategici lungo le strade ci sono delle persone ad aspettare i mezzi di trasporto che immagino li porteranno a casa. Vedo varie donne impegnate a quelle che sembrano negoziazioni con o indicazioni ai guidatori di motorickshaw, sempre rigorosamente velate. Mi dico ‘però, guarda un po’...’. Poi però noto anche che le donne ad aspettare i pulmini o sui pulmini sono pochissime, per cui sembrerebbe che la mobilità delle donne in questa città in modo più evidente che altrove – forse – è determinata dalle possibilità economiche, dalla classe sociale di appartenenza. Il fatto che tante guidino, rispetto ad altri paesi africani, immagino dipenda dalla presenza, in questo paese, di una classe media più ampia. Comunque, tante di queste damas mi passano vuote, e quando comincio quasi a rassegnarmi all’evidenza che qui la gente non deve accalcarsi nei mini bus per tornare a casa (ho ancora in mente le scene di Conakry, specialmente la fuga serale da Madina...) ma riesce a viaggiare in modo un po’ più confortevole, ecco che superiamo un pulmino piuttosto pieno in cui mi colpisce un ragazzo che mi sembra abbia le ginicchia in bocca, accozzato tipo sopra le spalle di due giovani donne velate...ecco che quando l’economia detta le sue leggi, non c’è religione che tenga! (esagero? Mi sa che qualsiasi studioso di religioni mi sputerebbe in un occhio...). Stasera sembra che ci siano anche dei poliziotti che ogni tanto fermano qualcuno per qualche controllo...

A un certo punto non riesco a credere a quello che vedo! Numerose piccole squadre di uomini in tutona arancione con tanto di strisce gialle fosforescenti di ordinanza, con macherine o fazzoletti a coprire nasi e bocche, intenti a fare mucchietti di terra sabbiosa lungo il ciglio di questa larga strada divisa in tre da sparti traffico per un totale di sei corsie lungo le quali il traffico continua a scrorrere indifferente e fluido. Altri colleghi passano a raccogliere i mucchietti con delle pale e provvedono a raccoglierla in delle cariole. Per fortuna che ci ripassiamo una seconda volta sù questa strada, così da poter cogliere tutta l’incredibilità della situazione...perchè a un certo punto mi sembra di vedere un tipo-non-in-arancione tipo livellare uno spicchio di supericie tra la strada e ul prato che la contorna, spicchio troppo grande per essere del tutto liberato dalla antiestetica terra...Mi sembra ci siano altri uomini ‘in borghese’ a supervisionare i gruppi di lavoro. Mi rendo conto anche che la strada è quella che costeggia l’aeroporto fino al Center for Aviation, prima di giranci intorno...e a quel punto un’altra cosa incredibile: il praticello inglese tra la strada e la rete dell’aeroporto è in corso di irrigazione con quei sistemi che girano che a me fanno tanto villetta al mare...Certo, non ci voleva un genio a capire che con questa secchezza ci doveva essere un barbatrucco da qualche parte, ma chi ci pensava! Più avanti, all’asciutto ma a occhio e croce a rischio innaffiamento, delle figure si stagliano contro la siepe davanti alla rete: qualcuno legge appiccicato all’ombra degli arbusti, qualche giovane coppia a chiacchierare...mi sembra una bella cosa, approfittare di quel po’ di erba e ombra...

Inizio a capire un po’ il funzionamento dell’ufficio, per cui oggi approfitto dell’auto di servizio delle 17 che fa il giro per accompagnare a casa altri colleghi. C’è una miss simpatia (una expat, europa non mediterranea, direi...) che ha molta fretta di arrivare da qualche parte, per cui mi offro di essere depositata per ultima, così vedo qualche altro angolo di questa città! Ci addentriamo, direi, dentro quartieri più residenziali e le strade asfaltate principali vengono abbandonate per strade in terra battuta, più o meno accidentate (di nuovo, molto molto meno di tante altre viste), spunta un gruppetto di bambini scalzi che forse stavano giocando a calcio...tutto comunque molto ordinato e pulito (sempre zone in cui vivono funzionarie ONU, in fondo...)

Ritornando alle donne e alle restrizioni cui sono assoggettate qui, attirano la mia attenzione donne, sole o in compagnia, sedute immagino in punti strategici lungo le strade, con delle teiere e forse altre masserizie in vendita; la maggior parte direi di mezza età. In una società che sembra restringere molto la presenza in luoghi pubblici delle donne, probabilmente queste sono quelle che in qualche modo hanno bisogno pure di sopravvivere...

20.10, inizia il canto dei muezin...stasera, per l’occasione, accompagnato da un aereo, chissà se in partenza o in arrivo...? direi in partenza, si è allontanato...mi godo questo momento sulla terrazza deserta, in compagnia solo del giovane cuoco intento a preparare un pasto solo per me...buona notte, mondo...

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