Saturday, March 30, 2013

3. Kassala, sabato 13 marzo 2013 - svegliarsi a Khartoum senza sapere che sarà l'ultimo giorno in città...

Il terzo giorno (martedi) mi sveglio a Khartoum senza sapere che sara l’ultimo. Decido di non provare le uova a colazione perche un collega molto simpatico – sempre della sezione logisti-autisti-sicurezza – mi ha detto che davanti l’ufficio c’e una signor ache prepara il ful per colazione, quindi faccio una colazione leggera con la speranza che verso le 11 mi porti dalla signora! Ha anche aggiunto che a Kassala e bello perche l’ufficio e piccolo e si fa colazione tutti insieme, proprio in ufficio...Stamattina nella larga spianata che si vede dalla terrazza della guest house, tutta contornata da palazzetti come il nostro, ci sono dei lavoratori (forse una decina abbondante) in attivita in un edificio in costruzione. Ancora basso, sporgono quelli che mi sembrano i piloni delle fondamenta e, se mi posso fidare del mio occhio, secondo me ci sono due gruppi al lavoro: uno di carpentieri e uno che si affaccendava intorno a lunghe, pesante e flessibili sbarre in ferro, in calzoncini e infraditi sembravano piu neri dei carpentieri vestiti in jean. Immagino che stia cercando di capire secondo quail linee il marcato del lavoro e frammentato in Sudan...

Nel tragitto verso l’ufficio vedo due donne con un paio di bambini piccoli, uno in braccio e uno per mano, e mi sembra la prima volta in tre giorni che vedo delle donne con dei bambini! Non come in tanti altri paesi africani...Un’altra cosa notevole qui è che sulle relativamente poche moto che circolano spesso c’è una sola persona (uomo, ovviamente) e spesso anche con il casco!

Arrivata in ufficio mi hanno annunciato che sarei partita in mattinata per Kassala visto che il giorno prima era arrivato l’autista e che in mattinata sarebbe arrivato il permesso di viaggio. Dovevo solo andare a fare un ultimo documento e qualcun’altro a prendere il permesso e via. Nonostante qui camminino veloci e devo letteralmente correre appresso a chi mi guida nei meandri degli uffici, alla fine non ci siamo mossi da Khartoum  prima delle 11.30 circa, con la rassicurazione che saremmo arrivati prima del tramonto.

Mi sono quindi lasciata alle spalle Khartoum senza aver viso praticamente niente a parte la strada tra la guest house e l’ufficio e poco altro...Le strade pulite e ordinate, gli edifici delle forze armate, la spianata dell’aeroporto da ogni angolatura... Una scena divertente a un semaforo: un ragazzino che vendeva fazzoletti aveva un sorrisone in viso ascoltando e parlando l’autista dell’auto davanti alla nostra; ero curiosa di vedere chi fosse! Abbiamo superato l’auto e dentro c’erano due cinesi, direi (o giapponesi?). Mi hanno fatto ancora più simpatia di quanta non me ne avessero già fatta solo guardando l’espressione divertita del bambino...

Versol’uscita della città un’estesa zona in costruzione: prima delle case, poi dei terreni demarcati con dei muretti, poi semplicemente dei segni. A Kassala un paio di colleghi mi dicevano che una casa a Khartoum è un investimento; secondo loro otto milioni di sudanesi su circa 22 vivono nella capitale, l’unico posto in cui vale la pena essere per educazione superiore e assistenza sanitaria. Uno dei due sta ensando di costruirsi una casa a Khartoum e l’altra gli consiglia di farla in cemento armato: un invesimento di partenza costoso, ma la possibilità di costruire altri piani in futuro...come era e in una certa misura è ancora da noi, come ho visto in India...

No comments:

Post a Comment