Il terzo
giorno (martedi) mi sveglio a Khartoum senza sapere che sara l’ultimo. Decido
di non provare le uova a colazione perche un collega molto simpatico – sempre
della sezione logisti-autisti-sicurezza – mi ha detto che davanti l’ufficio c’e
una signor ache prepara il ful per colazione, quindi faccio una colazione
leggera con la speranza che verso le 11 mi porti dalla signora! Ha anche
aggiunto che a Kassala e bello perche l’ufficio e piccolo e si fa colazione
tutti insieme, proprio in ufficio...Stamattina nella larga spianata che si vede
dalla terrazza della guest house, tutta contornata da palazzetti come il
nostro, ci sono dei lavoratori (forse una decina abbondante) in attivita in un
edificio in costruzione. Ancora basso, sporgono quelli che mi sembrano i piloni
delle fondamenta e, se mi posso fidare del mio occhio, secondo me ci sono due gruppi
al lavoro: uno di carpentieri e uno che si affaccendava intorno a lunghe,
pesante e flessibili sbarre in ferro, in calzoncini e infraditi sembravano piu
neri dei carpentieri vestiti in jean. Immagino che stia cercando di capire
secondo quail linee il marcato del lavoro e frammentato in Sudan...
Nel tragitto
verso l’ufficio vedo due donne con un paio di bambini piccoli, uno in braccio e
uno per mano, e mi sembra la prima volta in tre giorni che vedo delle donne con
dei bambini! Non come in tanti altri paesi africani...Un’altra cosa notevole
qui è che sulle relativamente poche moto che circolano spesso c’è una sola
persona (uomo, ovviamente) e spesso anche con il casco!
Arrivata in ufficio mi hanno annunciato
che sarei partita in mattinata per Kassala visto che il giorno prima era
arrivato l’autista e che in mattinata sarebbe arrivato il permesso di viaggio.
Dovevo solo andare a fare un ultimo documento e qualcun’altro a prendere il
permesso e via. Nonostante qui camminino veloci e devo letteralmente correre
appresso a chi mi guida nei meandri degli uffici, alla fine non ci siamo mossi
da Khartoum prima delle 11.30 circa, con
la rassicurazione che saremmo arrivati prima del tramonto.
Mi sono quindi lasciata alle spalle
Khartoum senza aver viso praticamente niente a parte la strada tra la guest
house e l’ufficio e poco altro...Le strade pulite e ordinate, gli edifici delle
forze armate, la spianata dell’aeroporto da ogni angolatura... Una scena
divertente a un semaforo: un ragazzino che vendeva fazzoletti aveva un
sorrisone in viso ascoltando e parlando l’autista dell’auto davanti alla
nostra; ero curiosa di vedere chi fosse! Abbiamo superato l’auto e dentro
c’erano due cinesi, direi (o giapponesi?). Mi hanno fatto ancora più simpatia
di quanta non me ne avessero già fatta solo guardando l’espressione divertita
del bambino...
Versol’uscita della città un’estesa zona
in costruzione: prima delle case, poi dei terreni demarcati con dei muretti,
poi semplicemente dei segni. A Kassala un paio di colleghi mi dicevano che una
casa a Khartoum è un investimento; secondo loro otto milioni di sudanesi su
circa 22 vivono nella capitale, l’unico posto in cui vale la pena essere per
educazione superiore e assistenza sanitaria. Uno dei due sta ensando di
costruirsi una casa a Khartoum e l’altra gli consiglia di farla in cemento
armato: un invesimento di partenza costoso, ma la possibilità di costruire
altri piani in futuro...come era e in una certa misura è ancora da noi, come ho
visto in India...
No comments:
Post a Comment