Saturday, March 30, 2013

3. Kassala, sabato 13 marzo 2013 - sulla strada per Kassala...


La distanza tra Khartoum e Kassala è di circa 620 km, secondo l’autista;  la qualità della strada è davvero molto buona, a parte un tratto centrale...ma ci siamo fermati letteralmente solo 5 minuti per la benzina e la pipì durante le sette ore di viaggio! Paesaggi leggermente diversi si sono avvicendati tra l’uscita da Khartoum e l’entrata a Kassala. Delle cittadine lungo la strada, poi sempre di più dei villaggi con le case con i tipici tetti a cono in paglia – alcuni gialli, appena rifatti – più scostati dalla strada, a interrompere un paesaggio piuttosto piatto. Nella parte iniziale soprattutto campi di sorgo. In realtà in questa stagione sono solo distese riarse dal sole, in attesa della stagione della preparazione della terra per mezzo di trattori. L’autista mi dice che nella stagione delle piogge qui è tutto piantato e verde. Facciamo un sacco di chiacchiere, e lui mi dice che gli fa piacere che pariamo visto che la strada è lunga e così può praticare un po’ l’inglese. Io dagli autisti ho sempre imparato un sacco di cose, di solito quando ci ho viaggiato da sola, altrimenti di solito sono tagliati fuori dalla conversazione; o sono tagliata fuori io se in macchina si parla la lingua locale. Mi racconta un paio di aneddoti/berzellette sulle conoscenze di inglese nelle classi sudanesi. In una due studenti si interrogano a vicenda sulla conoscenza della lingua. Uno fa all’altro: “Sai dire ‘vieni qui’ in inglese”? “Certo, ‘come here’”. E il primo: “Sai dire ‘vai lì’”? E il secondo: “Come no? Vado lì e gli dico ‘come here’”. L’ho trovata esilarante! Anche l’altra non è male: l’insegnate in classe vuole interrogare qualcuno. Ci sono molti volontari ma decide di accanirsi su uno che sta in silenzio e sembra assente e addormentato. Lo invita ad andare alla lavagna e a fare lo spelling della parola ‘church’ (chiesa). Il ragazzo si trascina alla cattedra, e detta: ‘ch’ all’inizio – e l’insegnante scrive – ‘ch’ alla fine – e l’insegnate scrive, già spazientita -, e ‘u r’ (in inglese si usa per ‘you are’, tu sei) nel mezzo! Avevo dormito bene la notte prima della partenza, dopo una notte in aereo e la successiva quasi insonne, ma comunque mi sono a tratti imbarazzantemente appisolata durante la parte centrale del viaggio...Prima ho ingaggiato una lotta personale con il sonno, poi a un certo punto la strada mi è stata alleata: mi chiedevo cosa ci fosse che non andava nell’autista, che continava a prendere buche a tutta velocità, che scuotevano la macchina e noi (per qualche motivo le auto migliori rimangono sempre in città). Del tutto sveglia mi sono resa conto che mi trovavo su una strada dalle caratteristiche del tutto insolite per me: a guardarla sembrava perfettamente liscia come il tratto precedente, ma in realtà a tratti c’erano delle invisibili imperfezioni che scutevano improvvisamente la macchina. A quel punto eravamo su un tratto di strada che attraversava terre coperte solo di arbusti, e più avanti da arbusti e erba lungo i bordi della strada. La vegetazione era più o meno fitta lungo il bordo, e ben presto ho iniziato a notare che i bordi delle strade erano disseminati di cadaveri di animali: mucche, capre, asini...abbattuti dai camion, secondo l’autista...Non ho mai visto niente del genere in nessun paese, ero shockata...tutti questi animali, in vari stadi di decomposizione... Inoltre, la strada su dei tratti era addobbata di strisciate di gomme finite fuori strada, e i bordi di pneumatici sfondati...faceva un po’ paura...anche perchè mi sembrava inquietante anche che spesso le vetture che incrociavamo avevano larghe strisce parasole nella parte alta e in quella bassa del vetro anteriore tanto che appena si vedevano i guidatori... Abbiamo incontrato qualche veicolo fuori gioco lungo il percorso; i mal capitati passeggeri di uno di questi ci ha fatto un comprensibilissimo segno per chiederci da mangiare; l’autista mi ha assicurato che se avessero voluto da bere – noi avevamo solo acqua – avrebbero fatto un altro altrettanto internazionale gesto. Lungo la strada c’erano anche vari mercati di mucche, e separati, di capre; più mandrie più o meno estese. Uno spettacolo. Ma finalmente dopo più di 400 km incontriamo grandi mandrie di cammelli! Troppo belli... Dopo circa 7 ore di viaggio virtualmente ininterrotto l’autista – che tra l’altro ha lasciato moglie e tre figli piccoli nel Red Sea State dove lavorava sempre per un altro progetto della stessa agenzia, e ora è qui con un contratto di prova di tre mesi – mi ha annunciato che quelle che vedevamo erano le Kassala Mountains. Bellissime alla luce del tramonto...ricordano in qualche modo le gobbe dei cammelli (che poi alla fine sono sempre dromedari, con una gobba sola)...Un salto in ufficio e poi, con la mia ospite, via verso il sole, una palla rovente all’orizzonte...i miei tramonti preferiti...Prima di girare a sinistra verso il ristorante...

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