Friday, April 5, 2013

27 a 1

Ogni giorno imparo tanto dai miei colleghi. Qualche giorno fa uno di loro mi dice che ha il diritto di andare a pregare in moschea (durante l’orario di lavoro), perchè secondo la legge islamica pregare in compagnia garantisce una sorta di ricompensa o benedizione o che so io, 27 volte superiore rispetto al pregare da soli. Questo vale solo per gli uomini, però. Perchè le donne sono fortemente invitate a pregare in casa. La prima versione è che ‘guadagnano’ tanto quanto il loro marito. La seconda è che ‘guadagnano’ sempre 27, purchè preghino. Soprattutto, ora che ci penso, mi chiedo se vada in moschea anche per la prima preghiera prima dell’alba...glielo devo chiedere!

Secondo lo stesso collega le donne musulmane non devono indossare pantaloni; se proprio devono, devono essere molto ampli.

Secondo le mie colleghe ci sono colleghi, in ufficio, che preferiscono non mangiare dallo stesso piatto con le donne perchè questo li renderebbe impuri...

La mia collega sufi mi dice che una parte della sua famiglia si è converita all’islam radicale, le donne escono completamente velate a parte gli occhi, e i suoi cugini non le stringono più la mano...Quel giorno che sono stata alla ‘carama’ di sua cugina è comparsa qualche donna completamete velata e con tanto di calzini e guanti, mentre alcune delle ragazzine più giovani erano in skinny jeans e a capo scoperto.

Il Sudan ha tutta l’aria di essere campo di battaglia tra versioni dell’islam autoctone e più tolleranti, il sufismo in primis, e tentativi di importare e imporre un islam più radicale.

Il processo è in realtà in atto almeno da decenni (sono ancora in dietro con lo studio della storia del paese). Una delle mie colleghe ha studiato all’università all’inizio degli anni novanta - quando Bashir aveva appena preso il potere - e si ricorda molto bene di esserci entrata in gonna corta (al ginocchio) e capo scoperto, e di aver dovuto capitolare, con le sue colleghe, alle pressioni deegli uomini che nel campus intimavano loro di coprirsi. Entro la fine del suo corso di laurea l’avevano costretta a velarsi.
 

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