Le notizie di oggi a colazione sono che tutti i ministri
dello stato di Kassala sono impegnatissimi e inaccessibili perchè nei prossimi
giorni il vice-presidente del Sudan verrà qui a Kassala a inaugurare la
settimana del turismo. Ora, i miei colleghi me ne parlano da giorni, la
settimana è stata posticipata varie volte e ora che sta per iniziare pare che
nessuno sappia niente del programma. A me piaceva l’idea che fosse una
settimana della cultura, e invece tutti sembrano riferirvisi come settimana del
turismo...che poi a quanto pare ci sono un sacco di iniziative culturali, e
allora perchè enfatizzare l’aspetto commerciale? Tornando al vice-presidente,
pare che sia appena rientrato da un mese trascorso in Germania per sottoporsi a
cure mediche per la leucemina – la buona vecchia abitudine dei politici di
correre a curarsi all’estero, una possibilità che certo non incentiva i
politici a migliorare il sistema sanitario nazionale. E’ venuto proprio lui
perchè pare che tutti gli altri ministri non ne abbiano voluto sapere, perchè
Kassala è terreno caldo in questo momento, e nessuno vuole esservi associato o
farcisi vedere. Uno dei temi scottanti è una diga che starebbero costruendo i
cinesi. Innanzitutto hanno dovuto spostare interi villaggi – ma questa di
solito è tra le preoccupazioni minori – ma soprattutto, una volta completaa l’opera,
un sacco di terra che adesso non vale niente diventerà preziosissima e costerà
cara. Quindi, secondo i miei colleghi, ci sono manovre in atto per accaparrarsi
i lotti. Una collega ribadisce che i Rashaida si sono arricchiti moltissimo
nell’ultimo periodo, che stanno diventando più potenti delle altre tribù, che
hanno accesso a armi e possono agire indisturbati e trovare sempre rifugio in
Eritrea, che nemmeno la polizia può fare niente contro di loro. In generale,
secondo i miei colleghi, c’è un sacco di pressione su questo governo. Devono
stare attenti a quello che fanno, l’economia fino a due anni fa dipendeva quasi
completamente dall’estrazione di petrolio in Sud Sudan e ora non si fa che
parlare di un fantomatico accordo a cui i due governi stanno lavorando per
assicurare che il petrolio contini a essere estratto in Sud Sudan e arrivi nell’unico
modo possibile a mare per essere esportato, ovvero attraverso le tubature che
arrivano a Port Sudan, nella Repubblica Islamica del Sudan (nome ufficiale di
quello a cui ci si riferisce comunemente come Sudan). Giorni fa le notizie che
arrivavano da Khartoum erano che centinaia di Sud Sudanesi pronti a essere
rimpatriati erano bloccati nella capitale perchè il confine era chiuso e c’erano
scontri armati lungo di esso. Poi la situazione si è calmata e i convogli sono
partiti. Un’altra notizia era che giovani con i capelli lunghi venivano
bloccati per le strade della capitale e rasati sul posto...paura, è?!...
Oggi sono rimasta in ufficio mentre i miei colleghi sono
andati ad Al Mugatta Al Suq a continuare la raccolta dati. Mi dispiace troppo
non esserci andata, ma qui il tempo vola e mi tocca il lavoro di ufficio di
data entry e analisi per finire il rapporto prima di lasciare il paese...
La cosa bella di oggi è che mi ha scritto un’amica,
grandissima attivista, dell’epoca in cui ho passato qualche settimana nel nord
est del Brasile. In realtà mi ha scritto per chiedermi di stare in contatto via
linkedin, e io ho colto l’occasione per scriverle due righe, e lei mi ha
risposto nel modo caloro e accolhedore che le è tipico...è bello quando dopo
tanti anni l’affetto rimane...
Prima di tornare il albergo una puntata al suq. Mi rendo
conto che la zona del mercato forse somiglia a quella di Asmara. Di certo noi
passiamo con il nostro mega macchinone per le strade del suq...che è fatto
soprattutto di negozi veri e propri, che magari si estendono nel porticato e
magari c’è anche qualcuno che si avvntura a occupare qualche pezzettino per
strada con le proprie mercanzie, ma comunque senza intralciare il traffico.
Completamente diverso da tanti mercati dell’Africa occidentale.
In fine, per oggi, da BBC e Al Jazeera apprendo che il presidente del Sudan, Omar Al Bashir, oggi ha dichiarato che libererà i prigionieri politici, pare anche quelli che hanno lottato per l’indipendenz del Sud Sudan. Vedremo, inch’allah.
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