Makali, lunedì 8
aprile 2013 (1° parte)
[ho 'rubato' la frase del titolo a una donna che stimo molto e che ringrazio ancora per avermela fatta conoscere (e dire che il Simposio l'ho studiato al liceo!)...non poteva capitare piu' a fagiuolo di cosi, nel paese in generale e in particolare per quello che racconto proprio in questo post...]
...pare che questi
Adendawa siano tremendi...
Stamattina siamo
andati a Makali, nel Gash (irrigation) scheme, per le ultime tappe di questa
raccolta dati per la baseline del progetto. Un folto numero (direi superiori a
quelli con cui dovremmo parlare oggi) di uomini è già ad aspettarci in un
ufficio vicino a quello dell’ufficio dell’ispettore del ministero
dell’agricoltura (se vi state chiedendo a cosa servano tranquilli, me lo sto
ancora chiedendo anch’io...).
Facciamo un passo
indietro. I miei colleghi mi avevano detto che questa è un’area in cui è difficile
lavorare, in cui la gente è difficile. Era stato difficile anche organizzare
l’incontro di oggi. Ieri al telefono avevano detto che avremmo dovuto chiamarli
una settimana prima. Comunque, io stamattina sono partita fiduciosa nelle
rassicurazioni dei miei colleghi [anche se mi fanno ammazzare che dicono sempre
che fanno del loro meglio...come se il risultato non contasse niente...va be’,
lasciamo stare...], anche se in realtà ero super tesa per una serie di cose,
inizio a sentire la stanchezza...
Insomma, arriviamo,
sembra che i nostri ci siano, ma c’è anche qualcuno del gruppo da intervistare
mercoledì, e inizia la confusione...il mio collega inizia ad
urlare...ovviamente nessuno traduce per me...a un certo punto provo ad
assumermi la responsabilità della cattiva che non conosce le regole del luogo,
ma non serve a niente...questo tipo dice che non avevamo nessun diritto di
selezionare random (diciamo in modo scientificamente casuale) le persone da
intervistare, che loro nomineranno due persone che risponderanno per
tutti...?!?!?!...non potevo credere alle mie orecchie...i miei colleghi hanno
continuato a ripetermi che non c’è verso di far capire loro quello che stiamo
facendo...che troppi altri hanno già fatto assessments senza poi fare
effettivamente niene. E anche quello che è stato fatto è stato poi presto
abbandonato o mal gestito...Insomma, un disastro...Come biasimare completaente
queste persone...?
***
A fine giornata –
molto presto, visto gli standars dei giorni scorsi, soprattutto perchè i nostri
che erano andati al mercato, immagino per il sacro fatur, sono stati informati
che qualcuno di loro conoscenza era morto a circa due ore da Makali e sono
saltati su un pick up e sono partiti. A quel pnto è stato impossibile trovare
le loro donne (ma questa è un’altra storia), per cui ce ne siamo tornati con
neanche la metà dei questionari compilati...
A fine giornata,
dicevo, uno dei miei colleghi ci ha deliziato con un paio di aneddoti sugli
Adendawa, mentre un altro insisteva che tutte le tribù sono uguali, anche negli
altri clusters in cui il progetto lavora. Un suo collega di studi a Juba
(all’epoca i sudanesi del nord andavano a studiare a Juba!) era venuto a
Kassala e aveva deciso di scrivere un assignment sul Gash scheme. Le sue
raccomandazioni – erano gli anni ’80 – furono che le autorità tribali non si
intromettessero nelle scelte tecniche e commerciali. Chiedo al mio collega del
piccoletto che voleva decidere con chi dovevamo parlare, e mi dice che è la
nuova generazione di leader tribali, esponente della piccola Water Union
Association (WUA) 18 (di più di 20) che comunque conta circa 600 membri, e
comunque deciso a far pesare la sua influenza. E questa coincidenza di leader
tribale e membro eletto della sua WUA ‘casualmente’ nella stessa persona mi fa
credere sempre di più che queste pseudo forme di democrazia partecipativa
importate in questi posti non fanno che esasperare i potentati locali...
Il problema qui (in
generale...) sarebbero proprio le autorità tribali e politiche, che secondo
quel suo collega di università e secondo il mio collega stesso, non hanno
nessun interesse al miglioramento delle condizioni di vita della gente di qui,
perchè finchè rimangono poveri e ignoranti rimangono anche un bacino facile da
controllare, la base che da loro forza, la forza di poter dire che
rappresentano la volontà di tutta questa gente...Questi leaders hanno interesse
a essere gli interlocutori con cui continuare a parlare di come risolvere
problemi e povertà, in consultazioni, meetings, workshop e chiacchiere (‘nigga-nigga’...)
che si ripetano, sempre uguali a se stesse, perchè niente cambi...Non solo i
progetti di agricoltura falliscono, ma anche quelli di educazione...se questa
gente fosse educata non supporterebbe più questi leaders, secondo il mio
collega, e questo i leaders non possono permetterlo...
Il mio collega mi
racconta un’altra storia di qualcuno che conosceva. Un brillante studente che
finisce il suo percorso di studi superiori con un 73, abbastanza per
assicurarsi un posto all’università. Ma il giorno stesso dell’annuncio dei
risultati, i suoi leaders sono andati da suo padre e gli hanno comunicato che
il figlio era stato nominato per una non so più quale posizione lì al
villaggio/città, che gli sarebbe valsa tipo 60 o 80 SDG – che negli anni ’80
erano un sacco! All’epoca eri felice se avevi 20-25 al mese... – 20 dei quali
direttamente al padre. Perchè perdere tempo e soldi a mandarlo
all’università...? I leader non volevano che questo giovane brillante si
aprisse a realta’ nuove, si mescolasse con gente diversa, e magari portasse a
casa idee strane...che mettessero in pericolo l’autorita’ costituita... Qualche
anno dopo, il fratello di questo giovane brillante è scappato di casa prima
ancora che i risultati venissero annunciati – allora li annunciavano alla
radio... – e con il suo 81 si è assicurato un posto all’università. E’
tornato casa geologo, ma per aver
cercato di svegliare le coscenze dei suoi conterranei, il ministero per cui
lavorava l’ha trasferito fino in Darfur, ovviamente su segnalazione dei leader
locali...Lì il mio collega l’ha ritrovato nel ’92, sistemato e sposato con una
donna darfuri, e con nessuna intenzione di tornare da questa parte...
(notare l'uomo con la mazza, sulla sinistra...il mio collega e' circondato...
scherzo! qui il bastone lo portano la maggior parte degli uomini,
sempre!...non solo per confrontare i donatori...)
(foto tromba d'aria 1)
(il famoso mesquite infestante...
e' un cespuglio con radici molto profonde, difficile da combattere
nelle terre dedicate sia all'agricoltura che alla pastorizia
perche' i semi viaggiano nella cacca delle capre...)
(multi tasking: questa donna con il braccio sinistro consola la figlia,
e con la mano destra tosta in caffe')
(foto tromba d'aria 2)
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