Tuesday, April 2, 2013

Lost in translation


E poi a un certo punto siamo andate a fare visita a uno dei loro vecchi – pensavo fosse il nonno ma poi si è rivelato essere uno (pro?)zio. Di nuovo, è troppo bello come questo vecchio allettato è ancora così parte integrante della famiglia! Questo malconcio letto di ospedale è in una delle stanze che si aprono sul cortile, con tanto di divanetti a semicerchio in mattonelle e ricoperti di cuscini pelosi fucsia. Sopra questo vecchio in una bellissima jalabia (tunica) a mezze maniche di cotone bianco a strisce alternate di cotone sfilato e cotone ricamato, e na processione continua di uomini, donne e bambine che venivano a salutarlo e porgergli rispetto...Era bellissimo che lui baciava la mani dei bambini...
Classe ’18, abbastanza sordo, ma con una voglia di chiacchierare...! Dio lo benedica,  a 95 anni! La mia collegha mi diceva da giorni che voleva farmelo conoscere, perchè ricorda ancora lucidamente la presenza degli italiani a Kassala...Non ancora ventenne aveva passato un paio d’anni in Eritrea, il primo a fare il sarto, mestiere poi abbandonato, e poi a commerciare in animali, attività che gli aveva permesso di rientrare in Sudan, pare, con dei bei soldi.
Secondo i racconti di questo vetusto zio Hassan con una memoria di ferro, giovedì 5 luglio 1939 gli italiani sono entrati a Kassala dal confine eritreo e sono rimasti in zona per circa 5 mesi prima di abbandonare il fronte per concentrarsi sulla sconfitta in Etiopia. Lui è stato volontario e infermiere nell’esercito sudanese che è stato a momenti alterni sotto gli inglesi e sotto gli italiani. Ci ha raccontato un aneddoto di quando era con i suoi compagni d’armi in Eritrea e, essendo rimasti senza cibo, dei suoi compagni avevano rubato un po’ di provviste a qualche altro esercito. Lui si è rifiutato di mangiare quel cibo rubato per più di una settimana, preferendo aspettare l’arrivo delle provviste dal Sudan. Raccontava e guardava la mia collega che traduceva per me. Sono riuscita a strappargli una risata quando gli ho commentato, alla fine della storia, e pure scorrettamente, che alla fine ha interroto il ramadam...e poi quando gl ho porto un cestino per disfarsi di un fazzoletto e ho risposto ‘prego’ stupita al suo ‘grazie mille’...
Dopo i suoi racconti è venuto il momento di informarsi su di me...come mai questo lavoro in Sudan, non stavo bene in un paese bello come l’Italia? Ma non prima di essersi sconvolto e preoccupato del fatto che sono senza marito e senza figlio alla mia età...per fortuna che in questi paesi ci si tira facilmente fuor d’imbarazzo dicendo insh’allah...
Ci siamo accomiatate scusandoci per averlo stancato...e lui ci ha risposto che se si potesse fare una chiacchierata come quell di oggi ogni giorno, starebbe ancora meglio! E allora il pensiero va alla mia vecchia zia bloccata in casa, e stanotte la buona notte è tutta per lei...

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